Tempo fa mi domandavo Perche' i diseredati appaiono cosi' felici e spensierati?
Dubbio amletico al quale non so rispondere che diventa "che cos' avranno mai da essere felici i poveri e i diseredati se quando li si incontra scherzano e ridono sempre?"..Che la miseria porti forse il buon umore? di sicuro il benessere porta l' infelicita' visto che se uno di questi giovialoni casualmente vincendo una lotteria consegue il benessere comincia subito a preoccuparsi del suo futuro, forse anche per l' ansia alla quale siamo quotidianamente sottoposti per fini bieco consumistici e di mantenimento dell' assetto sociale. Farci vivere costantemente preoccupati ne e' lo scopo finale poiche' se ci distraessimo chi pagherebbe le pensioni ai Vecchi? I signori del terzo mondo? Quelli che quando si incazzano non tirano solo le bombe ma pure si fanno saltare con esse tanto gli siamo simpatici e da questo punto di vista un po' di ragione anche se alienata ce l' hanno pure non volendo accettare la logica femminil-matriarcale che da noi regna sovrana.
I
poveri dispetto dei benestanti sempre angosciati che il piatto di ostriche ed il bicchiere di Champagne costituisca la loro "Ultima cena" L' ho scoperto e ve lo SOTTOPONGO ALLA VOSTRA RIFLESSIONE, Si tratta ancora una volta di quel "Disagio della civilta" di cui Foid avevo scritto ma adesso correggo in Freud senza la dieresi perche' non so dove trovarla su questa tastiera ma cambiando gli addendi il risultato non cambia.... lui il grande amico della cocaina aveva gia' profetizzato o del "Male tempora currunt" della perdita' dell' innocenza, della cacciata dal paradiso terreste insomma "Colpa del progresso" che se da una parte elargisce per magnifiche sorti e progressive dall' altra parte qualcosa deve pur togliere altrimenti sarebbe troppo bello ed ecco quindi rispuntar fuori il famoso "Disagio", il disagio di divenire civili, il disagio di essere educati, il disagio di vivere. Se poi quello che il progresso con le sue inconguenze ci porta sia piu' o meno di quello che ci toglie, lo lascio giudicare a voi, Se mi interessa la mia risposta e' che e' esattamente uguale quindi per in mio principio di minima azione dovrebbe vincere il fare niente che in giro a vuoto e sempre peggio che il non averlo fatto ma non ne sono troppo sicuro.Passando dalle ciancie ai fatti, vi diro' che ho stabilito l' ansia e' un fatto connaturato col lo sviluppo poiche' la conoscenza mette in gioco piu' parametri e quindi rende piu' difficile il controllo e ci costringe a sempre maggiori elaborazioni degli input dei dati.che sempre piu' riceviamo come in un circolo vizioso! Cerchero' per semplicita' di fare degli esempi di quanto voglio dire.
Agli albori della civilta' od ancora oggi nelle societa' piu' primitive delle nostre e' piu' importante l' offesa della difesa. Se ad esempio un primitivo scopriva la lancia non si doveva preoccupare tanto di difendersi quanto di trovare qualcosa da infilzare per procurarsi il cibo che gli serviva. Se poi le lance si diffondevano troppo doveva solo inventare lo scudo che immagino sara' venuto dopo perche' uno scudo senza lancia non me lo immagino facilmente. Comunque il fatto resta che a scudi e lance che armi di distruzione di massa non sono commettere genocidi resta alquanto difficile (Anche se gli antichi si sono piu' volte adoperati in questo faticoso compito manuale di cui la volonta non e' mai mancata, semmai la tecnologia) Quindi il punto ch emi preme sottolineare e che anche se due popolazioni primitive avevano l' animo e la benevolenza di volersi a tutti i costi annientare a vicenda dati gli stumenti questo compito non era poi cosi' facile e bastava che le fue tribu fossero divise da qualche asperita' naturale (o dal cattivo tempo che impediva di belligerare tutto l' anno) ecco che la loro voglia di genocidio veniva fortemente limitata se non annullata, e le loro istanze violente si potevano ridurre all' infierire sui prigionieri od a qualche scaramuccia al guado od alla fonte dell' acqua. Certo non dovevano stare poi cosi' tanto preoccupati di essere vaporizzati tutti in un secondo da un esplosione nucleare solo per aver tralasciato di chiudere la porta. Questo cambiando argomento e' esattamente quello che accade oggi nei paesi ricchi a differenza di quelli poveri dove un miserabile se ha da mangiare ha tutto ed e ben difficile scenda sotto un certo livello di minima sussistenza. Un benestante occidentale si deve preoccupare che se non fa una denuncia di qualche esoterica tassa gli pignorino tutto. Se non legge un comunicato riguardante il suolavoro e' out quando poi non e' lo stato stesso a cambiare continuamente le carte in tavola del patto sociale cosi' (Questa e' la vera democrazia) non si salva nessuno e mentre se i meno abbienti non sgomitano e non si danno da fare abbastanza mai emergeranno i ricchi se non stanno attenti e se no si rinnovano continuamente e non mantengono il margine di vantaggio acquisito si possono trovare col culo per terra in un secondo perche' il mantenimento stesso della ricchezza in un paese progredito implica il correre sempre rischi maggiori che alla fine per la nota legge statistica dei grandi numeri porta sempre alla rovina. Ecco spiegato perche' alla fine le Imprese falliscono tutte se non si rinnovano continuamente o se non diventano monopoliste o corruttrici del potere politico per farsi elargire indebiti vantaggi. Come per le multinazionali non e' questione di avidita' o di cattiveria ma solo di sopravvivenza che se cosi' non facessero finirebbero in pochi mesi sottoposte all' attacco della concorrenza emergente che ha meno da perdere. Ecco quindi spiegato perche' il possedere grandi ricchezze non da la tranquillita ma e' forte invece di grandi ansie oggettivamente valide mentre avere il minimo indispensabile e nulla da perdere da un senso di sicurezza ed onnipotenza. I soliti miei esempi di vita vissuta. I ricchi non possono tirarsi addosso i piatti di porcellana od i vasi antichi cinesi i poveri coi loro piatti di plastica non hanno di questi problemi. I ricchi sono dei moderni servi della gleba che mai si possono allontanare piu' di qualche settimana dal lavoro o dalle faticosamente accumulate proprieta'. I poveri possono decidere dove morire di fame e quasi sempre vivono in meravigliosi scenari naturali o se sono inurbati nei punto piu' costosi e nevralgici delle moderne citta' industrializzate. I ricchi devono essere buoni e compassionevoli per non essere cattivi i poveri possono essere cattivi perche' la vita' e' stata ingiusta con loro che sono per definizione SFORTUNATI. E potrei continuare con gli esempi all' infinito ma penso abbiate capito e vi assolvo... Se con tutto questo i benestanti sono nervosi ed ossessionati di perdere quanto posseggono ed i diseredati basta abbiano da mangiare che se la ridono a crepapelle e si sentono autorizzati a dilapidare tutto quello che gli passa per le mani provate un po' ad immaginare chi alla fine se la passa meglio, e non e' un paradosso ma la verita' ed a parte i cinque minuti di quando se la passano male ai poveri e concesso tutto mentre sui benestanti ricadono le colpe di tutti i mali del mondo e le ansie esistenziali che ne vengono di conseguenza dietro. E non mi venite a dire che i benestanti possono diventare poveri quando vogliono mentre i poveri non possono diventare ricchi perche' e' esattamente l' inverso. Provare per credere!