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Equus asinus Classe Mammiferi - Ordine Perissodattili äs (1) asan (10) äsan (1) äsen (8) asen (2) asnèe (4) êsan (7) èsen (2-4-5-9) mùss (6) sumàr (5-6) sumar (7) Patroni: sant’Antonio abate e san Colmano di Stockerau La blazza dal sumàr (La bellezza del somaro), che non è altro che un burlesco adattamento della locuzione francese La beauté de l’âge (La bellezza dell’età), è un simpatico modo per indicare chi della bellezza non fa virtù. |
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asino, detto
anche ciuco o somaro, è il simbolo dell’ignoranza, della zotichezza e
della caparbietà. Nonostante questo, benché insultato e deriso da tutti,
era un tempo tra gli animali da lavoro più preziosi e a buon mercato. A Guastalla, si diceva che In mancanza d-cavai, va bén anca j-asan (In mancanza di cavalli, vanno bene anche gli asini), dato che questo animale si prestava ai lavori più disparati: portava pesi, girava la mola per macinare, sostituiva il bue nel lavoro dei campi e il cavallo per cavalcare e trainare carretti. Non possederne almeno uno era pertanto una grave mancanza, come ricorda il famoso motto: Non c’è somaro più somaro di un contadino senza somaro. La frugalità e la resistenza, abbinate ad una buona dose di pazienza e docilità, sono la forza di quest’animale. Nella storia antica l’asino ha sempre avuto un posto di riguardo. Nei Vangeli si narra di lui più volte: nella capanna di Betlemme a riscaldare il Bambin Gesù, in fuga da Erode con la Sacra Famiglia e nella trionfale entrata di Cristo in Gerusalemme. Forse per questo l’asino venne ricompensato col privilegio di essere l’unico animale a non potere essere stregato o colpito dal fulmine. Segno della protezione divina è la caratteristica croce scura che porta disegnata sul mantello. Un’altra superstizione che lo riguarda, abbastanza comune, è che l'acqua frammista alla sua bava avanzata nell'abbeveratoio, se bevuta, sia in grado di curare le febbri malariche. Sentire il raglio di un asino, invece, o vederne uno a terra con le gambe in aria, è di cattivo augurio. La credenza più comune sugli asini, però, anche se più che una superstizione sembra essere una bugia inventata dalle mogli per nascondere l'adulterio, è quella che a passare durante la gravidanza sotto il muso o le briglie di un asino, la gestazione duri 12 mesi (come quella dell’asina). La "gestazione asinina" poteva essere interrotta dando da mangiare della biada ad un asino, dal proprio grembo, appena iniziavano le doglie. Tutto quello che si narra del somaro, soprattutto nei proverbi e nei modi di dire, ha quasi sempre sapore di scherno. A Bologna, La blazza dal sumàr (La bellezza del somaro), che non è altro che un burlesco adattamento della locuzione francese La beauté de l’âge (La bellezza dell’età), è un simpatico modo per indicare chi della bellezza non fa virtù. Sui limiti delle capacità dell’asino, rendono bene l’idea il reggiano Dèr da inténder che j’èsen vòlen (Far credere che gli asini volino) e il romagnolo Di sumër ple u n’s’i n’ved (Degli asini pelati non se ne vedono), riferito alla credenza che la calvizie sia negli uomini indice d’intelligenza. Un po’ di giustizia e riconoscenza viene invece dal proverbio L’êsan, dov ch’l’è caschê una völta, u n’ chesca pió(7) (L’asino, dove è caduto una volta, non cade più) nel quale viene messa in evidenza una delle sue doti migliori: la memoria, spesso scambiata per testardaggine. Per concludere, l’ultima colpa dell’asino. In passato si diceva che i matrimoni, i concepimenti e i parti avvenuti nel mese di maggio non andassero mai a buon fine. Pazzia, morte e mutamenti improvvisi di comportamento erano il destino riservato a chi osava sfidare la sorte. Il perché è presto spiegato: di maggio vanno in amore, concepiscono e figliano gli asini, per cui ... |